3 nov 2014

Mauro Martelli, campione di sport e di vita, il 6 novembre sarà ricevuto da Napolitano come testimonial Airc

 

Mauro Martelli Record del mondo Portoazzurro Settembre 2014Il 6 novembre 2014, in occasione della Giornata nazionale per la ricerca contro il cancro, Mauro Martelli sarà a Roma per incontrare il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano come testimonial nazionale per l’Airc, l’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro.

 

 

 

 

 

Portare sulle proprie spalle il dolore, quello vero, che non lascia scampo e può portarti a un passo dalla morte. Restare per mesi in bilico appeso ad un filo, senza perdere il sorriso, la speranza, la determinazione. E alla fine uscirne vivo, più forte di prima. Con un’unica missione che si mescola allo sport: quella di aiutare gli altri. A tutti i costi. È questo Mauro Martelli, il livornese pluricampione di canottaggio, con 9 record del mondo, 1 campionato europeo e 18 titoli italiani sulle spalle, che è riuscito a vincere anche il cancro, come fosse una “normale” competizione, con la stessa grinta e la stessa volontà che da sempre lo accompagnano. Riuscendo a conquistare l’ennesimo record. Il più importante della sua vita.

Per la prima volta sarai davanti al Presidente Napolitano, a rappresentare milioni di persone affette da tumore e dare loro un messaggio di speranza. Cosa si prova?
«È un grande piacere e una gratificazione immensa. Sia per Mauro atleta, che per Mauro uomo. Quindi è una doppia soddisfazione. Per me, per gli altri atleti che hanno condiviso con me i record mondiali, e per la mia famiglia. Mia moglie e mio figlio mi hanno aiutato tantissimo nel percorso della mia vita, sia come uomo per affrontare la malattia, sia come atleta. Avere una moglie che ti appoggia e ti aiuta ad allenarti per tutte quelle ore al giorno, non è poco. Il canottaggio richiede un allenamento estremo. Ti alleni praticamente tutti i giorni, 11 o 12 volte a settimana, due volte al giorno iniziando al mattino alle 5. Non esiste Natale, non esiste Pasqua. E avere una famiglia che ti spinge a raggiungere i tuoi obiettivi è fantastico. Il merito, quindi, è loro, e di chi mi è stato vicino. Anche quando ho scoperto la malattia. Quindi sono fiero di andare davanti a Napolitano. È un po’ il fiore all’occhiello nella carriera di un atleta. Quel giorno, davanti al Presidente, ci saranno tutti con me. Dentro di me. Tutti quelli che mi sono stati vicini e mi hanno sostenuto».

Lettera Napolitano Mauro Martelli AircAIRC

Per te sarà, quindi, un’occasione unica. Ma lo sarà anche per tutte le persone che quel giorno rappresenterai. Quale messaggio lancerai da Roma per loro?
«Il 6 novembre rappresenterò di fatto 2 milioni e 250 mila pazienti in Italia guariti dal tumore. Io fortunatamente sto bene, almeno per il momento. E rappresento le persone malate che ce l’hanno fatta come me. E ne sono orgoglioso. Il messaggio che porto è soprattutto sportivo. Già in condizioni ‘normali’ lo sport è un veicolo fantastico per la propria autostima. Ma in caso di malattia diventa un veicolo motivazionale fortissimo. Oltre ad avere un importante ruolo sul fisico, perché aiuta a smaltire le cure più velocemente, lo sport riesce ad agire tantissimo anche sulla mente. Da atleta, sono riuscito ad affrontare la chemioterapia esattamente come una gara. Facevo tre giorni di chemio ogni 12/15 giorni. E mentre ero attaccato alla terapia facevo spinning. E questo mi ha aiutato ad affrontare meglio le cure, e la malattia. Poi, una volta finita la seduta di chemio, dopo due ore ero già in barca. Per me era vita, anche la malattia. Questo, quindi, è il messaggio che voglio portare: si deve reagire».

Quel è stata la tua reazione quando hai scoperto di avere il cancro?
«Ho saputo della malattia il 25 maggio 2012. Appena tre giorni dopo, il 28 maggio, ero in conferenza stampa davanti ai giornalisti e al mondo intero. L’avevo indetta per rendere pubblico il mio tumore. E ho annunciato anche che nonostante tutto avrei tentato di battere il record italiano di mezza maratona. Ce l’ho fatta. Il 3 giugno ho vinto il record, e l’ho poi devoluto in beneficienza. Quello doveva essere il mio addio alle gare. Ma essere ‘l’ex atleta’, ‘il malato’, non mi andava affatto bene. Mi dava troppa tristezza. Sono rimasto fermo non più di dieci giorni, poi mi sono detto: ‘Continuo a vogare’. E così è stato! Ho continuato ad allenarmi. E a vincere. Non soltanto le gare, ma anche la malattia. Ho vinto un campionato italiano a novembre di quello stesso 2012. E ne vado fiero. Poi il 13 febbraio del 2013 mi hanno operato. Il 15 aprile la seconda operazione. E il 1° giugno dello stesso anno ho ricominciato ad allenarmi, dapprima potenziando soltanto le gambe. A settembre ho vinto di nuovo il record italiano all’Isola del Giglio, in memoria della vittime della Concordia. A marzo del 2014 ho rivinto gli italiani, e a maggio agli Uffizi a Firenze ho conquistato di nuovo il record mondiale, con Inkospor come sponsor unico. E adesso, ultima vittoria in ordine di tempo, l’invito da Napolitano».

La malattia è stata anche banco di prova per chi ti è stato vicino. E lo è stata anche per il tuo rapporto con Inkospor e con i suoi integratori.
«La collaborazione con Inkospor è nata nel 2008, è continuata durante la malattia e prosegue ancora oggi. Mi ha aiutato prima della malattia, durante e dopo. Gli integratori sono rimasti gli stessi, sia prima che dopo. La loro assunzione non mi ha dato fastidio neppure durante la malattia. E questo vuol dire molto, perché dopo il tumore all’intestino sono diventato purtroppo molto sensibile a tantissime cose. Insomma, Inkospor mi è rimasto “fedele”. E anche Benedetto Catinella. La nostra collaborazione non è mai venuta meno. Il mio rapporto con lui si è rafforzato nel tempo, soprattutto dopo la malattia. Mi è stato vicinissimo, dimostrandosi un vero amico. Cosa che non posso dire di tutti».

Mauro Martelli Record Mondo Settembre 2014

Dopo l’incontro con Napolitano, l’8 novembre l’Airc sarà nelle piazze d’Italia con la vendita di cioccolatini. Anche in questo caso darai il tuo contributo, tutto particolare.
«Fare il testimonial stando fermo come un palo non fa per me. Non mi piace. Devo fare qualcosa. Questa volta ho organizzato per l’8 novembre a Livorno, con il patrocinio del Comune, una sfilata e una staffetta non agonistica con il remergometro. Parteciperanno atleti presenti e del passato, medici del reparto di oncologia di Pisa, e gli atleti speciali con disabilità dell’associazione Sportlandia. Parteciperà alla staffetta anche l’assessore al sociale del Comune di Livorno, Ina Dhimgijini. Ci sarà un’integrazione totale tra atleti, anche di livello mondiale, volontari, medici e assessori. Tutto per la ricerca».

Una vita per gli altri, la tua. Prima attraverso la collaborazione con l’associazione Sportlandia, che insegna canottaggio ai ragazzi con disabilità psichica, che oggi presiedi. E dopo la malattia, con l’Airc. Perché?
«Credo che ogni atleta di un certo livello dovrebbe avere una missione. All’inizio lo fai per beneficienza, per aiutare gli altri. Poi in realtà scopri che avviene esattamente il contrario: facendo volontariato ricevi di più di quello che dai. E oggi sono diventato dipendente dai ragazzi di Sportlandia. Un loro abbraccio, un loro sorriso, ha un valore infinto. Quando ti affacci a queste realtà è un po’ come tornare bambino. E non puoi più farne a meno. Ho iniziato nel 2008 a collaborare con loro, e non ho mai smesso di farlo».

Ed è lo stesso spirito che ti anima oggi nel tuo contributo all’Airc.
«Esattamente. Ho dato la mia disponibilità all’Associazione per essere contattato da chiunque ne abbiamo bisogno. Mi sono reso conto che a volte basta un consiglio da parte di chi ha provato la tua stessa malattia per stare meglio. Poter aiutare una persona per me è un successo. A volte mi fermano addirittura per strada per chiedermi qualche indicazione. Per questo faccio il testimonial: per aiutare gli altri, e per parlare dell’importanza della prevenzione. Questo è il mio ruolo. Il ruolo di chi ha avuto un tumore ed è guarito».

Quale consiglio dai a chi purtroppo si trova a dover affrontare una malattia terribile come la tua?
«Il primo consiglio riguarda l’approccio psicologico giusto per affrontare il male. Prima di tutto bisogna parlarne. Aiuta a scacciare il male. Non va trattenuto, perché rischia di soffocarci. Mia madre è morta nel 2004 per un tumore uguale al mio. Non ne parlava, si vergognava. Ma è lo sbaglio peggiore che si possa fare. Parlarne è un modo per avere comprensione dagli altri, non pena. Parlarne fa bene, anche per avere qualche consiglio. Certo, non è facile. Andare davanti a tutti e dire di essere malato… Mi viene un nodo alla gola ancora adesso soltanto a pensarci. Ma io l’ho fatto. Alla fine sono riuscito addirittura a scherzarci, sopra la malattia. E questo mi ha aiutato».

Mauro Martelli Record del Mondo Porto Azzurro Remoergometrozzurro

Alla luce di tutto, di quello che hai vissuto e che hai superato, e di quello che ancora oggi ti porti addosso, cosa rappresenta il gradino difficile della malattia nella tua vita? Cosa ti ha lasciato, nella vita di tutti i giorni e nello sport?
«Oggi, che sto bene, posso dire che il tumore mia ha dato di più di quello che mi ha tolto. E mi ha tolto davvero tanto. Grazie alla malattia ho avuto la possibilità di conoscere tantissime persone. Tantissimi malati che oggi non ci sono più. Averle conosciute, e aver condiviso con loro percorsi pre e post operatori crea legami affettivi fortissimi. Con le singole persone, ma anche con le loro famiglie. La malattia mi ha dato tantissimo in termini affettivi. E questa è la prima cosa che mi ha lasciato. Poi, dopo aver affrontato un’esperienza come il cancro impari a dare un valore diverso alla vita e a ciò che hai. Già prima di quel maggio 2012 il rapporto con i disabili mi aveva cambiato. Poi, con la malattia… La tua concezione della vita cambia, in meglio. Nella vita, ben prima della malattia, avevo imparato ad accontentarmi di poco e che le cose te le devi conquistare. Ma aver affrontato il tumore mi ha insegnato molto di più. Adesso, quando passo davanti al mare e al sole mi fermo. E guardo. Perché essere in bilico, appeso ad un filo tra la vita e la morte, ti cambia. Se ne esci vivo, impari ad apprezzare la vita, ad apprezzarla davvero. E sicuramente al semaforo non ti arrabbi più».

Intervista di Milena Vanoni

 

Pubblicato in

Atleti , Eventi

Commenti dell'articolo

Condividi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>