6 ago 2015

Inkospor recede dal contratto con l’Androni-Sidermec dopo la positività al doping di due atleti

 
Benedetto Catinella - Inkospor

lI marchio di integratori per lo sport Inkospor Italia recede dal contratto con la squadra ciclistica Androni-Sidermec. La decisione, presa con fermezza dopo quattro anni di collaborazione dall’amministratore di Inkospor Italia, Benedetto Catinella, risale a questi giorni, dopo la notizia della positività ai test anti-doping riscontrata in due atleti del Team Androni-Sidermec. Si tratta di Fabio Taborre e Davide Appollonio, risultati positivi a due controlli fuori corsa effettuati nel mese di giugno scorso.

La squadra Androni-Sidermec ha già condannato il comportamento antisportivo dei colleghi, e sta procedendo per vie legali contro i due atleti, chiedendo un risarcimento danni come previsto dal regolamento della squadra. L’avvocato dell’Androni ha notificato il 30 luglio scorso ai due atleti l’avviso per la costituzione in mora con richiesta risarcitoria.

La ferma condanna al comportamento dei due atleti non poteva non arrivare anche da Inkospor, da sempre contraria all’utilizzo di sostanze dopanti. Per dimostrare la propria etica e il proprio impegno quotidiano nel contrastare l’utilizzo di doping, Inkospor ha deciso di chiudere i rapporti di collaborazione con la squadra Androni-Sidermec, come previsto peraltro dal contratto stipulato tra Inko Italia e la squadra ciclistica.

«Sono molto dispiaciuto per l’accaduto – commenta l’amministratore di Inko Italia Benedetto Catinella -. Con il team Androni-Sidermec avevamo in corso una collaborazione tecnica dal 2012, con la fornitura di integratori sportivi alla squadra, collaborazione che ha portato a grandi soddisfazioni e risultati. Oltre al legame professionale vi è anche un rapporto di stima e amicizia con il direttore tecnico Giovanni Ellena e altri membri del team. Tuttavia, la nostra etica professionale non consente altre soluzioni se non l’interruzione del contratto e la presa di distanza da tali situazioni. Un’azione sofferta ma al tempo stesso decisa, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica su quanto queste situazioni siano un danno per tutti: per atleti, team, partner e per lo sport in generale. Personalmente ho sempre sostenuto che il doping dovrebbe essere considerato un reato di truffa, perché chi ne fa uso defrauda gli altri corridori che gareggiano in modo pulito, oltre ad ingannare i tifosi e lo sport intero».

Il comportamento degli atleti risultati positivi ai testi antidoping, contrario all’etica della loro squadra, è valso all’Androni-Sidermec la sospensione dalle competizioni dal 1° al 30 agosto, ordinata dall’UCI. La notifica è arrivata negli ultimi giorni di luglio. Il Team manager dell’Androni, Gianni Savio, ha già annunciato sui canali ufficiali della squadra che farà ricorso all’UCI, perché è previsto che la sospensione sia annullata nel caso in cui la squadra dimostri di non aver alcuna responsabilità nel ricorso al doping dei propri atleti. «Noi – ha dichiarato sui canali della squadra il Team Manager Savio – non solo siamo assolutamente estranei ai fatti, ma produrremo tutta la documentazione relativa alle misure adottate per combattere il doping, dai seminari condotti dall’Avvocato Giuseppe Napoleone, ai corsi di informazione, alle numerose comunicazioni epistolari inviate a tutti i componenti la squadra, sino alla firma con l’autentica dal Notaio Marco Marvaso del rigoroso regolamento interno. Faremo ricorso alla UCI per una questione di principio, in quanto dal 1° al 30 agosto non parteciperemo ad alcuna gara, poiché ci siamo autosospesi nel rispetto del regolamento MPCC».

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Ciclismo

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